Pillole di viaggio - Fast & Furious Botswana: inseguendo un tramonto da film
- Francesco Barberini
- Apr 6, 2025
- 2 min read
Siamo a luglio 2024, seconda notte di un viaggio wild nel sud dell’Africa. Una traversata di due settimane che partiva dal Sudafrica, attraversando il Botswana, fino a varcare i confini di Zambia e Zimbabwe. Alla guida di ingombranti fuoristrada e dormendo in tende impolverate.

Sono quasi le 18, siamo in macchina con la nostra guida John che fa i 120 su una distesa di sabbia e sale che sembra infinita. Io e i miei compagni di viaggio siamo gasatissimi, ma anche un po’ intimoriti, vista la velocità e la strada che strada non è. Ma John aveva un obiettivo: non farci perdere quello che poi sarebbe diventato il tramonto più bello del viaggio.
Siamo diretti verso Kubu Island, un’affioramento roccioso granitico, casa di imponenti baobab, situato nel Makgadikgadi Pan, uno dei più grandi deserti salini del mondo, nel Botswana centrale. Nonostante il nome “isola”, oggi è circondata da un deserto di sale bianco, ma un tempo si trovava al centro di un antico lago.


Più ci avviciniamo, più il cielo alle nostre spalle si scalda, infiammato dalla luce dorata e dalla scia polverosa sollevata dal nostro passaggio. Intorno a noi il nulla: nessun’altra macchina, solo un orizzonte bianco che sembra non finire mai. Eravamo soli.
Dopo alcune manovre degne del miglior Toretto di Fast & Furious, John ci ha praticamente lanciato fuori dalla macchina e invitato a correre "to the hill", verso la parte più alta dell’isolotto. Composta da grandi pietre chiare e levigate, sembrava di stare sulla luna. Lui sarebbe tornato indietro per andare incontro alle altre due macchine del nostro gruppo, rimaste indietro a un’andatura più prudente.
Sgomma e parte. Noi ci guardiamo intorno: quattro ragazzi nel mezzo di un deserto di sale, in Botswana, al tramonto. Iniziamo a correre cercando il punto migliore per osservare il sole sparire all’orizzonte, tra le ombre degli alberi e quell’alone sospeso nell’aria che ci eravamo lasciati alle spalle.
“Corri!” – “Ma che figata!” – “Oh ma dov'è sta hill?” Alla fine troviamo lo spot giusto.
La vista è pazzesca: intorno a noi una distesa incredibile, la luce radente che taglia l'aria e che fa brillare il suolo come neve. La polvere sollevata dalla macchina ormai lontana, illuminata dai raggi arancioni. Sembrava la scena di un film.

Ci facciamo qualche foto, registriamo dei video, e prima che facesse completamente buio torniamo ai piedi dell’isola dove ci saremmo accampati per la notte.
Arrivano le due auto ritardatarie, montiamo il campo e accendiamo il fuoco. Alzando gli occhi ci rendiamo conto che il tramonto era solo l’inizio di una notte spettacolare.

La volta celeste stava prendendo vita, ma questa è un’altra storia.

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